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Il messaggio di buon inizio dell'anno scolastico dell'Assessore Francesco Favi



A TUTTI GLI ISTITUTI SCOLASTICI DEL COMUNE DI CHIARAVALLE
 

Carissimi studenti, 

Stimati insegnanti, 

Preziosi componenti del personale amministrativo, tecnico e ausiliario, 

Spettabili dirigenti scolastici, 


a nome dell’amministrazione comunale di Chiaravalle e in particolare del nuovo sindaco Damiano Costantini e dell’intero VII settore (Cultura e Istruzione), desidero rivolgervi un caloroso saluto in questo primo giorno di scuola.

Per una felice combinazione il mio “battesimo” come assessore alla pubblica istruzione del nostro Comune coincide con il decimo “compleanno” del mio lavoro come insegnante di lettere nei licei: un lavoro, quello del professore, che amo intendere nel suo significato etimologico, cioè “colui che professa” l’amore per la conoscenza e per il suo passaggio alle nuove generazioni; un mestiere che considero – senza dubbio e senza pudore alcuno – il più bello e il più difficile del mondo e che non cambierei con nessun altro al mondo; un ruolo che, per la sua importanza e per la sua delicatezza nel costruire mattone su mattone il futuro dei giovani, è secondo solo a quello dei genitori.

Il primo giorno di scuola porta con sé un’emozione unica, inconfondibile, travolgente; un’emozione che ci accompagna nel tempo e il cui ricordo non si estingue neppure per coloro che hanno da tempo terminato gli studi. Sappiate, bambini e ragazzi, che la vostra emozione è anche la mia, e che il fatto di trovarmi dietro la cattedra o di rivestire questo ruolo istituzionale è soltanto un gioco di specchi, come l’azzurro del cielo che riflette quello del mare (o viceversa).

Non mi sfuggono i problemi che affliggono la scuola italiana: classi spesso sovraffollate, costo dei libri di testo, edifici che necessitano di seri interventi di riqualificazione e di manutenzione, discontinuità didattica, precariato dei docenti e del personale ATA, numero non sufficiente degli insegnanti di sostegno, difficoltà nel conciliare il necessario aggiornamento delle strategie didattiche anche (ma non solo) in senso digitale e multimediale con l’altrettanto indispensabile salvaguardia dei contenuti e dei valori che la scuola non deve stancarsi di trasmettere, e molto altro. 

Ma non mi sfugge neppure che tutto (o quasi tutto) ciò si può meglio sopportare e che molto si può persino risolvere, se l’intenzione è quella di fare della scuola un’opportunità di crescita, un luogo di inclusione sociale e di dialogo interculturale, una risorsa di formazione della personalità, se non la si riduce ad una specie di santuario del nozionismo o – peggio ancora – ad un “parcheggio” dei più giovani nell’attesa di un futuro incerto, ma piuttosto la si considera e la si vive come una comunità di interpreti e di artigiani di un mondo migliore. Come dice ai suoi piccoli alunni il giovane e motivato maestro del film Gli anni in tasca di François Truffaut, “Il mondo non è giusto e forse non lo sarà mai, ma è necessario lottare perché ci sia giustizia, bisogna, bisogna farlo: le cose cambiano, ma lentamente; le cose migliorano, ma lentamente. […] La vita non è facile, è dura ed è importante che impariate a diventare forti per poterla affrontare”.

Esistono e vanno salvaguardati sia i patrimoni materiali che i patrimoni immateriali, e questi ultimi non sono meno preziosi dei primi, anzi sono forse ancora più fragili e inestimabili se è vero quanto lo scrittore-aviatore Antoine de Saint-Exupéry fa dire al suo Piccolo Principe: “L’essenziale è invisibile agli occhi”. 

I bambini e i ragazzi chiaravallesi hanno il privilegio di percepire fin dalla primissima infanzia una sorta di invisibile presenza materna, formativa, pedagogica, aleggiare nell’atmosfera storica, culturale e sociale del loro paese; e non si tratta soltanto di un nome e di un cognome che vie, piazze e monumenti si contendono, ma di una bellissima realtà condivisa e che percorre trasversalmente tutte le scuole – come si dice – di ogni ordine e grado. 

Ed è forse grazie a questa presenza immateriale eppure sostanziale che, da insegnante, ho sempre creduto che la conoscenza sia come un’acqua miracolosa che, se si versa da un bicchiere all’altro, riempie di sé il secondo senza svuotare il primo, che li fa anzi traboccare entrambi; un’acqua che disseta tanto più quanto più numerosi sono quelli che ne bevono. Sono convinto che il miglior maestro, forse l’unico possibile, sia colui che insegna ad apprendere (e all’occorrenza a dis-apprendere) e che, insegnando, apprende lui stesso. Non è importante sapere, ma capire. Non è interessante trovare, ma cercare. 

Di cuore, dal cuore, col cuore, vi auguro un anno scolastico sereno, proficuo e bellissimo.



Francesco Favi

Assessore alla Cultura, alla Pubblica Istruzione,
alle Politiche Giovanili, al Turismo e alla Cultura dello Sport 


Chiaravalle, giovedì 12 settembre 2013



 

 

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