Il giorno di giovedì 30 marzo, tra le molte ed importanti concessioni che i Chiaravallesi hanno ottenuto dalla generosità degli
Eccel.mi Nuovi Acquirenti i Beni del già Appannaggio Signori Principi D. Giulio Cesare
Rospigliosi Pallavicini e D. Mari Antonio Borghese, Commendatore Agostino Feoli ed avvocato Eremio De Dominicis Romani, si annovera con piacere e con la più espansiva riconoscenza quella della destinazione di un locale per erigervi un teatro Stabile, di cui finora non ha potuto mai godere la Terra di Chiaravalle”.
Era il
1854. Con questo fervente entusiasmo il notaio di Chiaravalle, il
Dottor Nazzareno Sorini, stendeva l’Atto di concessione enfiteutica per l’edificazione del Teatro. Interpretava così, a quanto pare, il sentimento dei cittadini, che già da tempo avevano manifestato questo desiderio. Per la prima volta nel
1817, poi nel
1922, ma i tentativi non si tradussero mai in realtà. Fu solo con il benemerito Priore della città
Vincenzo Tanfani, che il tentativo riuscì a concretizzarsi.
E la travagliata storia del Teatro di Chiaravalle comincia qui. Ma da dove nasce questa esigenza degli abitanti di avere un teatro? Le origini di Chiaravalle, il nome è già eloquente di per se, intorno all’antica “badia” benedettina prima, cistercense poi, sono ben note a tutti.
Ma a dare il via a un’impronta ben definita allo sviluppo urbano fu la prima coltivazione del tabacco e la conseguente edificazione (
1808) della
Manifattura per la sua lavorazione. Il forte afflusso di manodopera, soprattutto femminile, proveniente dai paesi limitrofi, determinò una forte crescita demografica con un’altrettanto notevole espansione edilizia, che perdurarono per tutto il
XIX secolo.
E’ questo, infatti, il periodo in cui avviene il decollo economico, caratterizzato dal formarsi di nuovi capitali, dall’emergere di nuove classi sociali che si impegnano nel
settore finanziario, determinando le prime forme di imprese nel credito.
A Chiaravalle è emblematica la creazione del monopolio governativo sulla
manifattura del tabacco. Insomma, nasceva anche qui la
borghesia, la nuova classe emergente che attraverso l’attività economica e commerciale e le sue forze intellettuali, conquistava progressivamente le leve del potere, stimolata dalle idee giacobine ed un generale rinnovamento culturale, nonostante pesasse sulle Marche il “vischioso immobilismo” dello
Stato Pontificio.
E’ su questo terreno che si innesta il desiderio di avere un Teatro Stabile. La borghesia laica e illuminata concepisce in modo diverso l’uso del tempo libero e avverte il bisogno di spazi per le attività ricreative e per lo spettacolo.